Una seria riflessione sulle statistiche
Venerdì 05 Ottobre 2012

In riferimento alla pubblicazione dei dati statistici sul movimento turistico alberghiero del mese di Agosto, sembra che proprio nessuno abbia voglia di imparare dagli errori del passato - e del presente - o  per lo meno abbia la volgia di sforzarsi a capire la reale, attuale situazione.

Mi riferisco al fatto che praticamente da sempre, nel turismo, ad ogni fine del mese, noi associazioni di categoria, enti pubblici, privati consulenti, camere di commercio e chi più ne ha più ne metta, si sforzi di pubblicare  i dati statistici.

Solitamente, anzi sempre, ci si interessa a quante presenze, quanti arrivi e da dove gli stessi provengano, facendo riferimento alla ricettività alberghiera. Quanti sono italiani, quanti sono stranieri. In alcuni casi di eccellenza ci si sforza pure di dire quali sono i primi due/tre paesi che hanno visto un flusso maggiore di turisti visitatori verso il nostro Paese.

Peccato però che si tralasci, da sempre, un particolare: gli alberghi sono aziende e le aziende si sostengono con i fatturati, anzi con gli utili. Ecco che allora appare un po’ strano che per tentare di capire come vanno le cose si continuino a contare i nostri visitatori come fossero pecore che entrano nelle stalle. Per rimanere in tema bisognerebbe contare quanto latte danno queste pecore.

Quanto fattura mediamente una camera d’albergo in Italia ?! Qual’è il tasso di occupazione delle camere nel nostro Paese ?! Perché non si comincia a riparametrare la misurazione dello stato di salute del nostro sistema  ricettivo cominciando da qui?! Perché ci si ostina a dare numeri che ormai non servono più a nulla, se non ad occupare spazio prezioso sui giornali ?!

Una domanda è d'obbligo:ma i giornalisti si saranno mai chiesti se alla gente interessa buttarsi nella lettura di dati che non hanno ne capo e ne coda?

Il compito di chi "maneggia" i numeri è innanzitutto quello di dare un linguaggio condiviso, per descrivere i fenomeni reali e offrire spunti su come andrebbe estesa e approfondita la contabilità nazionale, per capirci di più ed in modo più scientifico.

Poi vengono le opinioni, poi.

Non è possibile vedere "istituzioni" dare i numeri e poi assistere alla loro contestazione, così come è successo in Friuli Venezia Giulia.

Per tentare di capire ed affrontare i problemi del nostro turismo converrebbe scegliere un unico soggetto elaboratore dei dati, lasciando poi agli attori del sistema, pubblici e privati al loro vero compito, quello di proporre, di discutere, di analizzare, di confrontarsi......in poche parole, di tentare di aiutare il sistema ad un sempre maggior sviluppo. Perchè il dato in sè è oggetto politico, si parte da un +2% per dichiarare vittoria, successo, o per dire che non si è cresciuti come si sarebbe dovuto.......si arriva allo 0% che significa nessuna crescita ma che significa un ottimo risultato in periodi di recessione ma un pessimo risultato in un periodo di crescita e consumi.........Per quanto dovremo continuare questo teatrino?!

Il rilancio del settore, la sua miglior considerazione da parte di questo Governo e dei prossimi che verranno passano dalla credibilità che sapremo dare, a noi stessi ed al turismo ma anche all’aumento dell’efficienza degli interventi che si andranno a decidere, dipenderanno in massima parte anche dalla conscenza statistica ma soprattutto tendenziale che sapremo avere del nostro territorio e del nostro prodotto.

Forza dunque, tutti insieme. Smettiamola di essere dei contabili del nulla, divisi e corporativi e cominciamo a contare e studiare quello che conta e a parlarne, insieme.